Replica all’intervento di Lasagna su Polis Quotidiano
Leggendo la replica dell’Assessore Lasagna ai sindacati sul Welfare Community Center spiace dover constatare come su questo argomento non si ragioni nel merito, ma ci si limiti a dividere gli interlocutori tra i presunti buoni - i sostenitori del progetto - e i cattivi - coloro che la pensano come l’opposizione. Si tratta invece di un tema così importante per la città in cui le appartenenze di parte non debbono avere alcun ruolo. Ciò su cui ci si deve confrontare con lealtà e chiarezza è la visione dei servizi, come si pensa il futuro della città, quale è l’uso più corretto delle risorse economiche in un momento come questo. Definire il WCC “il più grande progetto di politiche sociali dei prossimi 10 anni” è una grande forzatura. Che cosa c’è di nuovo e di grande nel ricostruire in Via Budellungo - come lo stesso assessore ammette in un passaggio della sua intervista - “le strutture che già esistono in un contesto più moderno e più agevole”? Di fatto il Comune ha deciso di vendere quasi tutto il patrimonio dell’ASP e le strutture che già ospitano gli anziani e che, fatta eccezione per alcune, sono state messe a norma negli anni precedenti, investendo diversi milioni e hanno i requisiti per l’accreditamento, per rifarle tutte nuove in Via Budellungo. Qual è la logica?
In un contesto normale un Comune che proponesse di vendere i beni dell’ASP e le strutture già a norma e pienamente inserite nel contesto urbano, quali sono la maggior parte delle strutture di Piazzale Fiume e altre poste in alienazione, perché solo alcune di queste devono essere ristrutturate, costringendo una sua società, STT all’acquisto e ad indebitarsi per 36 milioni di euro, per fare ricostruire tutto da un privato, anziché rivendicare la grandezza del progetto, dovrebbe giustificare il suo comportamento e dare conto del perché buttare via tante risorse.
Per mettere a norma alcune strutture dobbiamo rifarle tutte? Non si può poi certo dire che l’area prescelta e tutti gli interventi che si vogliono fare intorno favorisca l’integrazione degli anziani. Da via Budellungo al cosiddetto parco urbano c è quasi un chilometro in linea d’aria e strade da attraversare.
Come si può poi negare che si verrebbe a definire una situazione di monopolio dei servizi? Chi si aggiudicherà la gara gestirà tutte le strutture del WCC per almeno trenta anni, per un volume di attività che supera i 300 milioni di euro. E l’assessore non può abusare dell’intelligenza dei cittadini dicendo che non ci sarà alcun monopolio privato nel settore dell’assistenza agli anziani perché potrebbe essere che una pluralità di concorrenti si associ per gestire il futuro servizio. Che cosa importa che ad aggiudicarsi la gara sia un unico soggetto o un associazione di imprese? Sempre di unico interlocutore si tratta. E che cosa ne facciamo dei principi di libertà di scelta del cittadino e di libera concorrenza come fattori di qualità che avevano ispirato la precedente amministrazione e la scelta dell’accreditamento che questa aveva fatto?
Dove va a finire il liberalismo tanto decantato dal nuovo movimento civico del Sindaco, di cui Lasagna è un autorevole rappresentante? L’associarsi di più imprese potrebbe addirittura in questo caso affermare, in assoluta controtendenza con il passato, il prevalere delle più vecchie logiche consociative, che non avrei più voluto vedere in questa città.
Inoltre, che cosa significa affermare che di 41 mila anziani residenti a Parma 40 mila vivono al domicilio? Come l’assessore sa, è una popolazione che per fortuna di tutti non può dirsi nella maggior parte dei casi bisognosa di assistenza e spesso, anzi, offre un aiuto fondamentale nell’assistenza dei bambini (come nonni ) e nell’assistenza ai loro genitori, i cosiddetti grandi vecchi, in qualità di figli. Nessun merito del Comune dunque rispetto a questi dati.
Proprio questi dati invece e le proiezioni future sul numero degli anziani che avranno bisogno di assistenza dovrebbero interrogare l’assessore se ha senso usare il patrimonio per rifare ciò che già sostanzialmente c’è, o non sarebbe meglio investire sui quartieri dove vivono le persone per creare luoghi di assistenza e di aiuto il più vicino possibile alle abitazioni. I numeri sono tali che non si potrà pensare di dare risposte a tutti concentrando i servizi solo in alcuni luoghi, peraltro senza aumento significativo dei posti, e non si possono sciupare risorse rifacendo ciò che già c’è, ma bisogna investire sull’innovazione vera. Il supporto al domicilio, attraverso una rete sempre più articolata di portinerie sociali, di supporti economici alle famiglie disponibili alla cura del proprio congiunto, strutture residenziali di territorio, anche per ricoveri di sollievo temporaneo dovrebbero costituire strategie per il futuro, anche attraverso il coinvolgimento del privato, ma sempre sotto l’indirizzo dell’Ente pubblico.
Inoltre solo a titolo di informazione , ricordo all’assessore Lasagna che il fatto che la Regione abbia individuato le diverse tipologie di servizi, nulla toglie a ciò che entrambi abbiamo o non abbiamo fatto. Per parte mia posso dire di avere realizzato nel 2001 l’accreditamento dell’assistenza domiciliare, novità assoluta in Italia, di avere portato a compimento e avviato due nuove case protette, tre nuovi centri diurni, di averne ristrutturato un altro, di avere attivato 2 comunità alloggio, due spazi collettivi, gli alloggi con servizi di Via Pontirol Battisti, di Via Milano, del quartiere Cittadella, e di avere avviato la realizzazione di quelli di Via Firenze, oltre ad avere ideato e realizzato il progetto “A casa sicuri”. E lui?









