Altra pagina oscura della nostra città
Parma riempie ancora una volta le prime pagine dei giornali e non certo per motivi di merito: un funzionario di Enìa è stato pescato ad intascare mazzette da tre imprenditori locali, un fatto che rimanda a fenomeni di corruzione sempre più frequenti nel nostro Paese e, purtroppo, nella nostra città. Il quadro giudiziario della vicenda si deve sicuramente ancora chiarire ed è pertanto difficile formulare giudizi di merito, però alcuni punti fermi sulla vicenda sono emersi fin dall’inizio e vale pertanto la pena di fare qualche sottolineatura e porre qualche domanda.
Come è possibile che un semplice impiegato, come era Tannoia in Enia, abbia potuto gestire in totale solitudine un contratto di global service quale quello del verde pubblico del Comune di Parma? Un contratto – vale la pena ricordarlo - del valore di 7 milioni di euro che sembra, da quanto emerge, non sia stato oggetto di alcun controllo o verifica sulla congruità dei lavori svolti da parte di dirigenti o responsabili di Enìa e del Comune.
Come funziona Enìa e come funziona o funzionava l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Parma? Chi tutela i cittadini?
Si è parlato inoltre di fatture gonfiate, cosa molto grave, oltre che di mazzette. Se così fosse, chi avrebbe autorizzato i pagamenti? Ancora una volta ci troviamo a discutere di una pagina oscura della nostra città, e per questo motivo chiediamo con forza verità e lo faremo con determinazione anche in Consiglio Comunale. Chi ha titolo e competenza per farlo, deve fugare le ombre che aleggiano su questa vicenda e fare chiarezza, andando fino in fondo nell’individuare le responsabilità e per dissipare ogni dubbio sull’eventuale coinvolgimento di altri soggetti, o – peggio ancora - sull’ipotesi che anche realtà come il Comune o Enìa, possano in qualche modo avere avuto una parte in questa brutta vicenda.
Maria Teresa Guarnieri
Gabriella Biacchi
Paolo Pizzigoni
Gruppo Consiliare “Altra Politica - Altri Valori









